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martedì 16 novembre 2010

Manca poco...

Tanto tempo che non si scrive quissù..sempre vigili a quanto accade..direi non lo si fa più perchè porta troppo stress esser impotenti a questa merda che ci propinano quotidianamente..e vai con BUNGA BUNGA magari ci rimani...

Ci sono persone molto più capaci di scrivere e lo fanno giornalmente, ora VIENI VIA CON ME diciamo fa la sua parte anche se poi rimangono sempre le stesse zozzate al mattino seguente...oggi lascio questo articolo che come tanti mettono il nostro paese giustamente nel ridicolo..see you..

Da Repubblica.it

Newsweek, vergogna Berlusconi"Disinteresse e cultura dell'harem"

Il nuovo numero del settimanale americano dedica quattro pagine al presidente del Consiglio. "Escort, minorenni e ballerine che saltellano intorno a un 74enne". Critiche pesanti per la discriminazione femminile, "ha inculcato negli italiani l'idea che la donna sia solo un oggetto sessuale". Durissimo anche il Guardian: "Che cosa deve ancora fare per essere cacciato?"

ROMA - "Berlusconi's girl problem", Berlusconi e il problema-donne. Ecco il titolo che campeggia sulla copertina del numero del 22 novembre del settimanale americano Newsweek. Illustrato da un paio di gambe femminili con scarpe dal tacco a spillo. Quattro pagine dedicate alle vicende italiane. E un ritratto impietoso dell'Italia berlusconiana, di quella che viene definita "la cultura dell'harem che sta minando l'economia italiana e il suo stesso governo". Le donne, gli scandali, la televisione, l'incuria nei confronti dei beni culturali del Paese. Una serie di vergogne, quelle passate in rassegna dal settimanale americano. "Per Berlusconi, l'eguaglianza di genere è una barzelletta", titola l'articolo di Barbie Nadeau; "Silvio si fa buttare giù, ma l'ultimo scandalo sessuale è solo uno dei suoi problemi" è invece il pezzo firmato da Jacopo Barigazzi. In un articolo si ripercorrono le recenti vicende italiane, partendo dal crollo di Pompei. "Il ministro in carica (Bondi, ndr), quando gli hanno chiesto se si sarebbe dimesso, ha risposto che non era responsabile. E' così che funziona il governo in italia. Nessuna responsabilità. Nessuna vergogna. Nessuna attenzione a un paese che si sbriciola". E ancora: "Per quasi vent'anni l'Italia praticamente non è cresciuta e nessuno accetta la colpa".
Un altro articolo di Newsweek è invece dedicato al ruolo delle donne nel nostro Paese. Con una paginata fotografica di ragazze seminude in televisione e la descrizione - imbarazzante - di Striscia la notizia: "Due uomini di mezz'età in piedi sotto i riflettori, uno fa penzolare da una cintura una treccia d'aglio dalla forma vagamente fallica. Una ragazza striscia sul pavimento, indosso ha un costume di paillette, la scollatura a V profondissima e un perizoma. Prende la treccia d'aglio in mano e se la strofina sul viso mentre l'altro conduttore - si legge sul settimanale - le dice 'dai, girati, fammi dare un'occhiata', e le tocca il sedere. Questo è il prime time in Italia. Una parata di temi pruriginosi, un'espressione del marciume evidente proprio ai vertici del governo, un riflesso del problema più profondo della società rispetto al ruolo delle donne. Una storia senza fine di modelle minorenni, escort a pagamento, ballerine del ventre marocchine che se la spassano con un 74enne presidente del Consiglio".
E ancora, osserva l'articolo di Newsweek: "Proteste e lamentele sono rare, e se ci sono, pochi le ascoltano". Una situazione che Berlusconi "potrebbe aver creato" grazie al fatto che "il 95% del mercato televisivo è sotto il suo controllo" e per questo "è difficile fare una stima di quanto gioco abbia la sua influenza nel modo in cui le donne sono viste e vedono loro stesse. E mentre altri Paesi europei promuovono attivamente l'uguaglianza di genere come un pilastro della prosperità nazionale, Berlusconi ha guidato la carica nella direzione opposta, relegando le donne con la creazione di un modo di vederle solo come oggetti sessuali". E conclude: "E' chiaro che la caduta di Berlusconi, se avverrà, indebolirà la commistione negativa fra politica, media e discriminazione di genere. Ma perché ci siano reali progressi bisognerà riprogrammare il modo di pensare degli italiani, uomini e donne. E non basterà cambiare canale".Con il premier oggi non è tenero neppure il Guardian. In un lungo articolo a firma di Tobias Jones, ci si chiede come sia possibile che Silvio Berlusconi sia ancora al potere. "Diventa sempre più difficile capire che cosa debba fare ancora Silvio Berlusconi per essere cacciato. Nella maggior parte dei Paesi, soltanto uno delle decine di scandali che lo hanno visto coinvolto sarebbe bastato per finirlo politicamente. Ogni volta che ne esplode uno nuovo, più sordido e incredibile del precedente, viene da pensare che questa volta non riuscirà a scamparla. Si pensa, speranzosi, questa volta non riuscirà a sopravvivere ad una sentenza che afferma che ha corrotto un avvocato perché testimoniasse il falso. O a scrollarsi di dosso la montagna di prove a sostegno del fatto che organizza con regolarità orge con escort a pagamento, nelle sue residenze private e ufficiali. Invece è ancora al potere, ancora il leader di uno dei paesi più colti ed importanti d'Europa. Dopo tutti questi anni, continua a sembrare incredibile", si legge nella dura analisi sul quotidiano britannico. Che ripercorre tutti gli scandali, dalla scalata a Mondadori al caso Mills, passando per lo stalliere Mangano e la Banca Rasini, dedicando ampio spazio al problema "prostitute". La conclusione è che "l'unico modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, oppure che il Paese subisse una completa e programmatica deberlusconizzazione, nel tentativo di tornare alla normalità dopo 20 anni di lavaggio del cervello televisivo". Fra le due è più probabile la prima, si legge sul Guardian, "anche se appare molto lontana".
(16 novembre 2010)

martedì 13 luglio 2010

Che vergogna...

L’immoralità pubblica


Articolo di , pubblicato giovedì 1 luglio 2010 in Germania.


[Sueddeutsche Zeitung]


Che si tratti di collusione mafiosa o di frode aggravata, di ministri o del premier Berlusconi, i politici italiani continuano a mantenere il loro incarico anche dopo gli scandali. I cittadini perdono il rispetto nei confronti dello Stato, della legge e della politica.
Un uomo di fiducia di vecchia data del premier italiano Silvio Berlusconi è stato giudicato colpevole anche in secondo grado per i suoi comprovati rapporti con la mafia. Sette anni di reclusione pendono su Marcello Dell’Utri, senatore del partito di governo PDL. Anche nel governo si possono trovare, senza dover cercare molto, persone nel mirino della magistratura. E si comincia proprio con il Premier Berlusconi, contro il quale pendono tre processi.
Si potrebbe pensare che sarebbe motivo sufficiente per il suo partito per prendere le distanze da lui. Invece i leader del Pdl hanno commentato soddisfatti la condanna quasi fosse stata un’assoluzione. Perché sarebbe potuta andare anche molto peggio, ossia che il loro uomo venisse condannato anche per l’accusa di aver fondato il partito di Forza Italia con l’aiuto della mafia. Questo è solo l’ultimo caso in ordine di tempo che mette in luce quanto senso dell’onore, della vergogna o del rispetto nutra la gran parte della politica e del governo italiani verso le istituzioni dello Stato.
Naturalmente Dell’Utri non ci pensa nemmeno a lasciare la sua poltrona di senatore in Senato. Lì infatti gode, per fare un esempio, della compagnia di Salvatore Cuffaro del partito UDC. Il senatore Cuffaro è stato condannato in secondo grado a diversi anni di reclusione, perché quando era Presidente della Regione Sicilia era in contatto con la mafia.
I senatori onesti sono anche costretti a condividere i banchi del Parlamento con un altro senatore del PDL condannato per reati di tipo economico e che in questo momento è anche inquisito per frode aggravata. Ai vertici del Parlamento solo un senatore è sembrato davvero insostenibile quest’anno, il senatore del PDL Nicola di Girolamo, accusato di aver riciclato denaro per la ndrangheta e di frode elettorale, dopo una tenace resistenza si è dimesso ed è stato immediatamente arrestato.
Anche nel governo stesso si possono trovare senza fatica persone al vaglio della magistratura. Si inizia con il Premier, a carico del quale vi sono tre processi pendenti. Il neoministro Aldo Brancher è accusato in un processo per reati finanziari. Poi c’è il Sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, che i giudici hanno voluto sottoporre a carcerazione preventiva per i suoi contatti con la camorra. Guido Bertolaso, il capo della protezione civile, è indagato per uno scandalo di corruzione su vasta scala. Dopo tutto, a maggio, il ministro Claudio Scajola ha dovuto dimettersi. E’ sembrato davvero poco plausibile che non si sia accorto che un imprenditore ha versato 900.000 euro per l’acquisto di un suo appartamento.
Attacchi continui alla magistratura
Questo elenco di politici corrotti è incompleto. Dimostra però che non è prassi tutelare gli organi costituzionali con la sospensione dagli incarichi almeno fino a quando non è tutto chiarito. Questi rappresentanti della politica non sembrano proprio porsi la questione di come i cittadini possano conservare in queste condizioni il rispetto per lo Stato, la legge e la politica. Tutto ciò è anche accompagnato dai continui attacchi del capo del governo alla magistratura. Berlusconi sta facendo tutto il possibile per delegittimare i giudici, come ha già fatto con il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione. Il Premier ha recentemente vituperato la Costituzione come un intruglio cattocomunista, con il quale sarebbe impossibile governare.
Non ci vuole molta fantasia per rendersi conto che simili esternazioni ben poco hanno a che spartire col diritto e la legge. Quali effetti questo possa avere sull’opinione pubblica sembra non interessare affatto a Berlusconi. Questo è un messaggio devastante dai vertici della politica. Tuttavia un debole messaggio di speranza per il futuro sembra esserci stato dopo la sentenza a carico di Dell’Utri. L’organizzazione giovanile del PDL in Sicilia ha esplicitamente richiesto al suo partito di estromettere chi viene condannato per associazione mafiosa. A quanto pare almeno qualche esponente più giovane del partito aspira a una maggior decenza politica.


[Articolo originale "Die öffentliche Unmoral" di Andrea Bachstein]

venerdì 26 febbraio 2010

Non conosco David Mills

da Repubblica.it

La prova delle menzogne
di GIUSEPPE D'AVANZO




DAVID MILLS è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore. Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l'arcipelago di società off-shore creato dall'avvocato inglese. "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999). "Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Ansa, 20 giugno 2008). Bisogna cominciare dalle parole - e dagli impegni pubblici - del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione. Perché l'interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell'obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse. Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c'è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità. Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l'aspetto formale, come si è detto). Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così. Con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, David Mills dà vita alle "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le gestisce per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio "somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che lo ricompensano della testimonianza truccata.

Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell'avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l'impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese. Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica. Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale. Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. Dunque, l'atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l'efficienza, la mitologia dell'homo faber, l'intero corpo mistico dell'ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo. E' la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere. La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell'ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell'infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica. Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l'ombra di quell'avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico. Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l'esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese. Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d'illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato. Non lascerà l'Italia, ma l'affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della "testa dei suoi figli".

giovedì 25 febbraio 2010

Il solito piccolo uomo

da NATA FEMMINA

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”.

In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.“Egregio Signor Presidente del Consiglio,le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.

Merid

lunedì 21 dicembre 2009

che VERGOGNA sei!

...tu e tutti quelli che ti applaudono.
Non ho accennato a quanto successo, l'aggressione, solo un pò pena mi ha fatto, nulla di più.










giovedì 19 novembre 2009

Censura a la 7

da www.articolo21.org

Quanto è accaduto lunedi scorso a La7 è un fatto grave che fotografa il brutto clima che oggi si respira in troppe redazioni. Bloccare la trasmissione dell’inchiesta realizzata da Silvia Resta sulla presunta trattativa tra mafia e stato, a poche ore dalla messa in onda, e dopo averla addirittura annunciata nel tg delle 12,30, rappresenta un esplicito e grave atto di censura. Ed è altresì inaccettabile il tono minaccioso e intimidatorio usato nei confronti della giornalista autrice dell’inchiesta in seguito alla legittima richiesta del comitato di redazione di La7, che voleva spiegazioni sulle ragioni dello stop del servizio giornalistico.Episodi gravi e sempre più frequenti sia nell’emittenza pubblica che in quella privata, che chiamano in causa direttamente il ruolo del sindacato nazionale dei giornalisti e dell’ordine professionale ma che riguardano tutti i cittadini che hanno a cuore la tutela dei principi democratici sanciti dalla Costituzione a cominciare dall’articolo 21 sulla libertà di stampa.




lunedì 16 novembre 2009

Inchieste...da Report

da Corriere.it

L’inchiesta
«Report»: Banca Arner e quei conti del premier
Il caso dell’istituto in cui Bankitalia ha riscontrato «gravi irregolarità» sull’antiriciclaggio
Milena GabanelliROMA — Nella sede milane­se della svizzera Banca Arner la famiglia Berlusconi ha quattro conti correnti per un totale di 60 milioni di euro, di cui uno intestato direttamente al presi­dente del Consiglio per dieci milioni e altri tre per 50 milio­ni a capo delle holding italiane Seconda, Ottava e Quinta, am­ministrate dai figli Marina e Piersilvio. Lo rivela la trasmis­sione Report di Milena Gaba­nelli andata in onda ieri sera su Rai Tre. Tra i clienti della banca ci sarebbero anche En­nio Doris, fondatore del grup­po Mediolanum, e Stefano Pre­viti figlio di Cesare. La notizia arriva verso la fi­ne della puntata dedicata in gran parte al fenomeno del­l’esportazione illegale dei capi­tali e alla nuova versione dello scudo fiscale che — secondo la testimonianza del consulente delle Procure Giangaetano Bel­lavia — «con le modifiche del 3 ottobre è allargato alle dichia­razioni fraudolente, alle fattu­re false e alla distruzione delle scritture contabili». L’inviato di Report Paolo Mondani ricostruisce la storia della Banca Arner, fondata nel 1994 da Paolo Del Bue, Nicola Bravetti, Giacomo Schraemli e Ivo Sciorilli Borelli. Nel 2003 viene aperta la sede Milanese e negli anni successivi scattano una serie di disavventure giu­diziarie. Il 7 maggio del 2008 Bravetti viene messo per due settimane agli arresti domici­liari dalla Procura di Palermo con l’accusa di intestazione fit­tizia di beni avendo aperto un conto di 13 milioni di euro a fa­vore di Teresa Macaluso na­scondendo il vero proprietario e cioè il marito e costruttore si­ciliano Francesco Zummo, col­legato al clan Ciancimino, inda­gato per mafia ma assolto in appello. I beni di Zummo — va­lutati tra i 500 milioni e il mi­liardo di euro — sono stati messi sotto sequestro. Secondo Report Del Bue è le­gato all’avvocato David Mills che, per la sentenza di primo grado confermata in appello, si sarebbe fatto pagare da Ber­lusconi anche per nascondere fondi neri che facevano capo al­le società Century One e Uni­versal One. A gestire i conti esteri delle due società era il cittadino svizzero Del Bue il quale, nonostante sia stato im­putato di riciclaggio nel proces­so sui diritti Tv, si è sempre ri­fiutato di rispondere ai magi­strati. Sempre secondo la ricostru­zione di Report a mettere in contatto Bravetti con Zummo sarebbe stato l’avvocato Paolo Sciumè. Il noto professionista, racconta Mondani con voce fuori campo, è nei consigli di amministrazione di molte so­cietà tra cui Parmalat dove è fi­nito sotto processo per banca­rotta ma assolto in primo gra­do. Nel 1996 entra nel cda di Mediolanum e nel 2003 in quel­lo di Banca Mediolanum. La Banca Arner, il 17 aprile del 2008, viene messa sotto tor­chio dagli ispettori della vigi­lanza della Banca d’Italia che ri­scontrano «gravi irregolarità a causa delle carenze delle viola­zioni in materia di contrasto del riciclaggio». Bankitalia commissaria la Arner con Ales­sandro Marcheselli che un an­no dopo viene sostituito con al­tri due commissari perché in­dagato pure lui per favoreggia­mento al riciclaggio. La trasmissione, dal titolo «La banca dei numeri uno», ini­zia con l’arresto all’aeroporto di Malpensa dell’avvocato Fa­brizio Pessina, il 18 marzo scor­so: nel suo computer la guar­dia di Finanza trova 552 nomi con a fianco il numero di tele­fono e le società offshore di ri­ferimento. Da lì comincia il viaggio tra le tecniche vecchie (gli spalloni) e nuove (incroci di società off-shore) usate per dribblare il fisco. Milena Gaba­nelli, alla fine, si chiede «se non sarebbe opportuno, per il premier, prendere i suoi 60 mi­lioni di euro, spostarli da lì (la Banca Arner) e depositarli in un’altra banca italiana un po’ più trasparente».
Roberto Bagnoli 16 novembre 2009

mercoledì 11 novembre 2009

Cose da pazzi resume

Potrebbe aver una svolta questo paese...come se l'avessi sognata...ma come sempre credo che tutto verrà dimenticato o come al solito verranno usati quei toni pacati e ridicoli che chiuderanno nel dimenticatoio le varie zozzate che si succedono giorno dopo giorno.
Dopo il caso Stefano Cucchi dai giornali si legge di un nuovo caso a Parma, Giuseppe Saladino, 32 anni di Parma, entra in carcere sano dopo 15 ore esce coi piedi avanti...malore?casualità? Siete degli zozzoni, uccidere di botte ragazzi è da vili, VERGOGNATEVI. Ad ora sia per Cucchi che per Saladino così come per gli altri la GIUSTIZIA dovrebbe metter in gabbia per 30 anni gli esecutori, ed è facile risalire ai colpevoli!!!
Per non parlare dell'influenza del ciufolo che gira, è vergognoso il giro d'affari che come sempre viene fatto a discapito di vite umane! Su dei bambini poi...VERGOGNA!

COSENTINO??? In galera! E ieri il Presidente emerito, cavalier SILVIO BERLUSCONI lo chiama dandogli il suo appoggio e incitandolo ad andare avanti! SEI UN LURIDO farabbutto criminale paro paro agli altri. VERGOGNA!

E poi, come Fini può fare accordi? Era uno dei pochi uomini politici considerabili, come non rendersi conto che ci si macchia la coscienza??? Che parolone ridono i polli!
Già, oramai non c'è in nessun caso di vita comune la coscienza, o davvero poca, la chiesa? Mi chiedevo giorni fa perchè non venissero scomunicati in massa e a vario titolo le persone di Stato e non che si macchiano di crimini dai meno gravi ai più gravi..e risponde il numero due della CEI non ricordo chi fosse, dice che in automatico per la chiesa sono fuori! Tu sei più fuori del balcone! I vari preti pedofili e zozzoni??? Ma di che stiamo parlando??? VERGOGNA! Ecco perchè ALLAFINEDELLASTRADA si scrive e si pubblica poco quasi nulla. Quando si combatte coi mulini a vento pure Don Chisciotte oggi ci rinuncerebbe....

giovedì 29 ottobre 2009

BERLUSCONI CORRUTTORE

I suoi attacchi contro la stampa, i giudici, il presidente della Repubblica e la Costituzione lasciano pensare che, per salvarsi, Berlusconi abbia deliberatamente calcolato il rischio di indebolire lo Stato. Il prezzo da pagare per la sua sopravvivenza è molto pesante. Le Monde, 10 ottobre




Mills condannato in Appello
"Fu corrotto da Berlusconi"



Ripropongo il video in cui Peter Gomez spiega esattamente il caso Mills.
Senza parole riguardo l'intervento di Berlusconi a Ballarò.


lunedì 26 ottobre 2009

Uhm...

da Repubblica.it

Leggono, ritagliano e incollano. Spulciano i giornali alla ricerca di notizie sullo loro cara Italia. A Lovanio, vicino Bruxelles, per la famiglia Caprioli raccogliere informazioni sul Bel Paese è un tenue collegamento agli affetti, alle origini. Sono ristoratori e acquistano i giornali italiani che vengono pubblicati. E, ultimamente, restano colpiti dalle dieci domande di Repubblica al Premier. Decidono, con materiali raccolti anche da Repubblica.it, di fare un bel collage. Per qualche mese i Caprioli continuano: leggono, ritagliano e incollano. Ed espongono. Sì, perchè alla finestra della cucina di casa loro (non del ristorante), sulla strada principale di Lovanio, in Belgio, sono incollati, ben visibili ai passanti, le dieci domande di Repubblica. Ma "c'è un problema". La famiglia Caprioli abita nello stesso stabile del Consolato Italiano a Lovanio. E, un bel giorno, l'esercizio filologico familiare viene notato da un non meglio specificato senatore del Pdl che passa lì per caso. Apriti cielo. Se "farabutti" e "sovversivi" possono essere tollerati in patria, all'estero no: fuori dai confini non hanno diritto di cittadinanza. "Martedì ho ricevuto una telefonata dal console onorario, Fabrizio di Gianni" dice a Repubblica.it Giuseppe Caprioli, il pater familias. "Il console mi dice che c'è un problema con quel collage, con le domande di Repubblica, e mi chiede di toglierle". Ma Giuseppe Caprioli non ci sta. Già diverse volte ha esposto dalla finestra della sua cucina ritagli di giornale su altri argomenti legati al nostro Paese e "non c'è mai stato nessun problema". La storia non finisce lì. Il giorno dopo a Caprioli arriva la telefonata del console italiano a Bruxelles. "Una telefonata abbastanza dura, nella quale mi dice che non può tollerare che ci siano offese allo Stato italiano proprio nel palazzo del consolato e che arrivano molte sollecitazioni dal ministero degli Esteri". Ma Caprioli non demorde. "Quali offese? Le dieci domande di Repubblica non sono offese allo Stato, sono, appunto, dieci domade rivolte a Berlusconi". Le domande restano in bella mostra, "é una questione di principio". Per il Console onorario a Lovanio, Fabrizio Di Gianni, è invece una questione di contiguità: "Dopo molte lettere e segnalazioni ricevute da cittadini italiani di passaggio, ho fatto notare con gentilezza a Caprioli che data la vicinanza tra l'ufficio del consolato e la sua abitazione, forse era meglio spostare il collage. Ma la libertà d'espressione della persona è intangibile". Di Gianni non nega che tra le segnalazioni ci sia stata anche quella di un senatore e aggiunge di aver fatto aggiungere nell'atrio un cartello in cui il consolato prende le distanze da qualunque collage appeso alle finestre circostanti: "La libertà dell'amico Caprioli è comunque intangibile" conclude. E, infatti, Caprioli non demorde. Ma non demordono nemmeno gli altri. Iniziano ad arrivare telefonate, "pressioni da tutte le parti, amici che mi dicono di essere stati chiamati per intercedere". Ma non se ne parla, "la mia famiglia resiste". Le domande restano. Giuseppe Caprioli si arma di codice civile, carta e penna e scrive al Console italiano. "Mica possono fare qualcosa. Mica possono far togliere con la forza i ritagli di giornale che ho incollato", e ancora: "La cucina è mia, mica del consolato onorario di Lovanio". Una resistenza suffragata dalle consuetudini della città belga. "Quì è quasi un'usanza. Tutti mettono alle loro finestre ritagli di giornale, poster e quant'altro". Libera finestra in libera Lovanio. Per questo Giuseppe continua a scrivere e a difendere la propria posizione. E si avvale dell'informatica e dei social network, Facebook innanzitutto. Crea un gruppo dove mette le foto della finestra della sua cucina, "Finestra non a disposizione", e scrive ai giornali. "La nostra è una famiglia di onesti lavoratori che amano l'Italia e che si vergognano di essere rappresentati dall'attuale primo ministro". Una questione di principio. E dopotutto "può un presidente del Consiglio che ha tutto chiedere anche la finestra della nostra cucina?". No, non può.