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mercoledì 2 novembre 2011

La vergogna delle auto blu-blu

Scritto da: Fabio Cavalera alle 16:43 del 01/11/2011, da

http://bigben.corriere.it/2011/11/la_vergogna_delle_auto_blublu.html

In Italia circolano 72 mila auto blu: il dato ufficiale basta consultarlo sul sito del Formez che ha compiuto il monitoraggio per conto del ministero della pubblica amministrazione. Numero sbalorditivo ma il bello deve ancora venire.
Già, perchè si scopre che la nostra burocrazia è riuscita a catalogare le auto di servizio in tre gruppi: le "auto blu-blu" (proprio così, due volte blu) che sono quelle di rappresentanza politico-istituzionale "a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali" (circa 2 mila), poi le "auto blu" (una sola volta blu) che sono quelle a disposizione dei "dirigenti apicali" (testuale, circa 10 mila), infine le "auto grigie" adibite, dice la relazione del Formez, ai "servizi operativi" (60 mila). Gli addetti sono 35 mila (di cui 14 mila autisti), la spesa per il personale è di 1,2 miliardi di euro all'anno. La spesa di gestione è di 350 milioni di euro che, sommando gli ammortamenti, diventa di 650 milioni. C'è poco da commentare, basta una parola: vergogna.
E nel Regno Unito? Occorre una premessa: le auto di servizio vengono gestite da un'authority che dipende dal ministero dei trasporti e si chiama "Government Car and Despatch Agency". In pratica, se un dipartimento ha bisogno di un'auto blu deve rivolgersi e farne richiesta all'Agenzia. Ecco i numeri ufficiali (anche in questo caso consultabili facilmente sul sito della "GCDA" oltre che del governo): al 31 marzo 2010 le auto blu in dotazione ai ministeri erano 78, il parco auto era complessivamente di 261 nel 2010, sceso a 195 nel 2011. Per parco auto s'intendono le vetture "blu-blu" (usiamo la terminlogia italiana e non quella britannica che si limita a un sobrio "ministerial cars") e le vetture "blu" e "grigie", utlilizzate per i servizi (ad esempio trasporto documenti e posta). Gli addetti sono 239 e il costo complessivo è di circa 7 milioni di sterline.
Ammettiamo pure che alla statistica sfuggano le auto di rappresentanza della famiglia reale (che sono 8). Ammettiamo che sfuggano pure quelle dei magistrati dell'Alta Corte e dei sindaci delle maggiori città. Nonostante tutto il raffronto fra Roma e Londra (sulle auto blu-blu) è imbarazzante. E poi ci sorprendiamo se scivoliamo sempre più giù...
twitter: @fcavalera.

martedì 13 luglio 2010

Che vergogna...

L’immoralità pubblica


Articolo di , pubblicato giovedì 1 luglio 2010 in Germania.


[Sueddeutsche Zeitung]


Che si tratti di collusione mafiosa o di frode aggravata, di ministri o del premier Berlusconi, i politici italiani continuano a mantenere il loro incarico anche dopo gli scandali. I cittadini perdono il rispetto nei confronti dello Stato, della legge e della politica.
Un uomo di fiducia di vecchia data del premier italiano Silvio Berlusconi è stato giudicato colpevole anche in secondo grado per i suoi comprovati rapporti con la mafia. Sette anni di reclusione pendono su Marcello Dell’Utri, senatore del partito di governo PDL. Anche nel governo si possono trovare, senza dover cercare molto, persone nel mirino della magistratura. E si comincia proprio con il Premier Berlusconi, contro il quale pendono tre processi.
Si potrebbe pensare che sarebbe motivo sufficiente per il suo partito per prendere le distanze da lui. Invece i leader del Pdl hanno commentato soddisfatti la condanna quasi fosse stata un’assoluzione. Perché sarebbe potuta andare anche molto peggio, ossia che il loro uomo venisse condannato anche per l’accusa di aver fondato il partito di Forza Italia con l’aiuto della mafia. Questo è solo l’ultimo caso in ordine di tempo che mette in luce quanto senso dell’onore, della vergogna o del rispetto nutra la gran parte della politica e del governo italiani verso le istituzioni dello Stato.
Naturalmente Dell’Utri non ci pensa nemmeno a lasciare la sua poltrona di senatore in Senato. Lì infatti gode, per fare un esempio, della compagnia di Salvatore Cuffaro del partito UDC. Il senatore Cuffaro è stato condannato in secondo grado a diversi anni di reclusione, perché quando era Presidente della Regione Sicilia era in contatto con la mafia.
I senatori onesti sono anche costretti a condividere i banchi del Parlamento con un altro senatore del PDL condannato per reati di tipo economico e che in questo momento è anche inquisito per frode aggravata. Ai vertici del Parlamento solo un senatore è sembrato davvero insostenibile quest’anno, il senatore del PDL Nicola di Girolamo, accusato di aver riciclato denaro per la ndrangheta e di frode elettorale, dopo una tenace resistenza si è dimesso ed è stato immediatamente arrestato.
Anche nel governo stesso si possono trovare senza fatica persone al vaglio della magistratura. Si inizia con il Premier, a carico del quale vi sono tre processi pendenti. Il neoministro Aldo Brancher è accusato in un processo per reati finanziari. Poi c’è il Sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, che i giudici hanno voluto sottoporre a carcerazione preventiva per i suoi contatti con la camorra. Guido Bertolaso, il capo della protezione civile, è indagato per uno scandalo di corruzione su vasta scala. Dopo tutto, a maggio, il ministro Claudio Scajola ha dovuto dimettersi. E’ sembrato davvero poco plausibile che non si sia accorto che un imprenditore ha versato 900.000 euro per l’acquisto di un suo appartamento.
Attacchi continui alla magistratura
Questo elenco di politici corrotti è incompleto. Dimostra però che non è prassi tutelare gli organi costituzionali con la sospensione dagli incarichi almeno fino a quando non è tutto chiarito. Questi rappresentanti della politica non sembrano proprio porsi la questione di come i cittadini possano conservare in queste condizioni il rispetto per lo Stato, la legge e la politica. Tutto ciò è anche accompagnato dai continui attacchi del capo del governo alla magistratura. Berlusconi sta facendo tutto il possibile per delegittimare i giudici, come ha già fatto con il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione. Il Premier ha recentemente vituperato la Costituzione come un intruglio cattocomunista, con il quale sarebbe impossibile governare.
Non ci vuole molta fantasia per rendersi conto che simili esternazioni ben poco hanno a che spartire col diritto e la legge. Quali effetti questo possa avere sull’opinione pubblica sembra non interessare affatto a Berlusconi. Questo è un messaggio devastante dai vertici della politica. Tuttavia un debole messaggio di speranza per il futuro sembra esserci stato dopo la sentenza a carico di Dell’Utri. L’organizzazione giovanile del PDL in Sicilia ha esplicitamente richiesto al suo partito di estromettere chi viene condannato per associazione mafiosa. A quanto pare almeno qualche esponente più giovane del partito aspira a una maggior decenza politica.


[Articolo originale "Die öffentliche Unmoral" di Andrea Bachstein]

giovedì 19 novembre 2009

Censura a la 7

da www.articolo21.org

Quanto è accaduto lunedi scorso a La7 è un fatto grave che fotografa il brutto clima che oggi si respira in troppe redazioni. Bloccare la trasmissione dell’inchiesta realizzata da Silvia Resta sulla presunta trattativa tra mafia e stato, a poche ore dalla messa in onda, e dopo averla addirittura annunciata nel tg delle 12,30, rappresenta un esplicito e grave atto di censura. Ed è altresì inaccettabile il tono minaccioso e intimidatorio usato nei confronti della giornalista autrice dell’inchiesta in seguito alla legittima richiesta del comitato di redazione di La7, che voleva spiegazioni sulle ragioni dello stop del servizio giornalistico.Episodi gravi e sempre più frequenti sia nell’emittenza pubblica che in quella privata, che chiamano in causa direttamente il ruolo del sindacato nazionale dei giornalisti e dell’ordine professionale ma che riguardano tutti i cittadini che hanno a cuore la tutela dei principi democratici sanciti dalla Costituzione a cominciare dall’articolo 21 sulla libertà di stampa.




martedì 3 novembre 2009

Decisamente...


Hai mentito ai tuoi elettori e al Paese intero. Da uomo pubblico non hai denunciato i tuoi ricattatori, tra le altre cose Carabinieri ma per lo meno sei immediatamente sparito dalla circolazione.

Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri, Totò Cuffaro, Clemente Mastella etc etc...aspettiamo le vostre dimissioni...ma se non è accaduto finora...

venerdì 30 ottobre 2009

VERGOGNA

Stefano Cucchi, 31 anni, non mi pare morto in carcere per una caduta. Che iniziassero a pagare i reati così efferati. Pene esemplari. Mi pare che oramai si stia arrivando allo schifo totale. Poliziotti che sparano sulle autostrade, carabinieri che uccidono un giovane di botte, politici corrotti e zozzoni! E ci si dovrebbe scandalizzare nel vedere un morto di camorra? Dove sta la differenza? Loro sono i cattivi da copione ma i buoni dove stanno?

























giovedì 29 ottobre 2009

BERLUSCONI CORRUTTORE

I suoi attacchi contro la stampa, i giudici, il presidente della Repubblica e la Costituzione lasciano pensare che, per salvarsi, Berlusconi abbia deliberatamente calcolato il rischio di indebolire lo Stato. Il prezzo da pagare per la sua sopravvivenza è molto pesante. Le Monde, 10 ottobre




Mills condannato in Appello
"Fu corrotto da Berlusconi"



Ripropongo il video in cui Peter Gomez spiega esattamente il caso Mills.
Senza parole riguardo l'intervento di Berlusconi a Ballarò.


domenica 25 ottobre 2009

Di male in peggio...




Marrazzo...?...per lo meno Silvio non è culattone...



Una battuta magari non gradita ma è la prima cosa che ho esclamato...non me l'abbian a male i culattoni non c'è nulla contro di loro.

Non c'è più limite al decoro e alla decenza.



DIMETTETEVI.




mercoledì 14 ottobre 2009

Che faccia...


Berlusconi: «Al via a dicembre i lavori per il Ponte».


C'è stata quella tragedia a Messina, il rapporto del 2008 su quell'area era shock e non si è fatto nulla e ancora insisti per buttar via milioni di euro per un qualcosa che non serve!


Sei proprio una faccia di....




martedì 29 settembre 2009

Zapatero:"Taccio per rispetto istituzionale"

Non ci sono parole per commentarlo, si commenta da solo. Oggi compie 73 anni, il presidente del Consiglio migliore nella storia D'Italia...sai bene cosa ti augura ALLAFINEDELLASTRADA

giovedì 17 settembre 2009

Rivellini vai a lavorare




Rivellini!!! Cosa cazzo ti salta per la testaaa???

Il dialetto in Europa? Per attirare l'attenzione??

I tuoi anni li potevi dare a Totò!

VERGOGNATEVI, siete la VERGOGNA dell'ITALIA

""Ai politici, non ai Napoletani."


martedì 15 settembre 2009

Ho perso le parole...


"Ho perso le parole eppure ce le avevo qua un attimo fa, dovevo dire cose cose che sai, che ti dovevo che ti dovrei. Ho perso le parole può darsi che abbia perso solo le mie bugie, si son nascoste bene forse però, semplicemente non eran mie."


Allafinedellastrada non è che stia a pettinare le bambole o ad ascoltare i Fabfour, è sempre in trincea contro quest'ormai stato dittatoriale che ci governa, ma, di certo non trova più come prima le parole per commentare quanto accade...proviamoci.
Sabato 19 settembre sarà un buon giorno per dimostrare nella manifestazione che si terrà a Piazza del Popolo la Vera Libertà cos'è e magari San Gennaro da Napoli ce fa o miracol...
Gli Italiani forse non si sono ancora resi conto che c'è qualcosa che non sanno e non debbono sapere, l'assalto di Silvio Berlusconi al valore di cui s'è sempre riempito la bocca, la libertà.
B (mi viene il prurito a nominarlo troppo) sta usando tutto il suo potere di premier per affogare e sopprimere la stampa d'opposizione, epurare i programmi d'informazione degni di un servizio pubblico, a cominciare da Annozero di Santoro, Report di Gabanelli e Che tempo che fa di Fazio, infine esonerare l'unico Direttore serio di una rete televisiva, che non obbedisce agli ordini, Paolo Ruffini di RaiTre.
Le Monde pubblica un articolo sulla libertà di stampa nel nostro paese, intitolato "Berlusconi e i media, agonia di una democrazia", accompagnato da un editoriale sul Cavaliere intitolato semplicemente "basta!"
Il Sunday Telegraph titola così un servizio di una pagina sul caso Berlusconi, "Sesso, scandali e divisioni nel partito". Dopo essersi scontrato con la Chiesa cattolica, la stampa internazionale e l'Unione Europea, afferma l'articolo, "Silvio Berlusconi ora rischia di farsi un nemico ancora più temibile, il suo più stretto alleato politico", ovvero Gianfranco Fini.
Ancora, il Sunday Times dedica un'ampia inchiesta sulla discussa questione dei vigilantes. Con questo titolo: "Piccoli Hitler. Incoraggiati da Silvio Berlusconi, gruppi di vigilantes di estrema destra stanno pattugliando le strade dell'Italia, risvegliando paure di un ritorno al fascismo".
El Pais, il quotidiano spagnolo oggetto critiche da parte di B. Da un lato, ritorna sull'affermazione del premier sul fatto che non avrebbe mai pagato una donna per non perdere il piacere della conquista, e si chiede in un ironico editoriale: "Davvero crede di poter conquistare tutte col suo tupè artificiale e la sua dentatura posticcia??" poi, in un lungo articolo di inchiesta intitolato "L'Italia attraversa il deserto", analizza la gravità della crisi economica italiana e le promesse mancate di Berlusconi per riformare il sistema e risolvere i problemi.
Le Figaro parla di un nuovo fronte giudiziario (che nuovo non è!) per il premier italiano, questa volta non per questioni di tasse e bustarelle ma per un'accusa molto più grave, quella di "presunte connivenze con la mafia", e a tale titolo il quotidiano parigino ricorda le "oggettive collusioni" sottolineate dalla condanna in primo grado a nove anni di reclusione per Marcello Dell'Utri, "suo stretto collaboratore", appunto per "connivenze mafiose".
Nell'ultima settimana Bibì si è paragonato a Superman, si è descritto come un torero che respinge gli attacchi dei tori infuriati della stampa italiana, ha detto che tutti gli italiani vogliono essere come lui e che lui è il migliore premier d'Italia in 150 anni.
Non mi piaci tu non mi piaci tu non mi piaci tu ma come te lo devo dire, sarà colpa del Wisky o del caffè ma tu sei proprio fuori!
In ottobre la Corte Costituzionale potrebbe abolire la legge che ha dato a B l'immunità da azioni giudiziarie e poi...

martedì 8 settembre 2009

Mi sembra stia esagerando...

Non m'interessa sapere la fonte madre di questi video, ho letto un pò di strascichi anche nei confronti di Grillo che appropriandosene li riutilizza con il suo logo, inserisco questi di danielesensi, mi sembra uno apposto e di certo meritevole di pubblicità per l'impegno mostrato.

Per i video è inutile che aggiunga altro, se volete potete farlo voi, buona visione.




giovedì 20 agosto 2009

North & South nell'Unità d'Italia


Ieri sul Corriere è stata pubblicata questa lettera...




SCAMBIO DI LETTERE SUL PAESE TRA PASSATO E PRESENTE
Io, studente leghista
Perché mi vergogno dell’Unità d’Italia


Caro professor Galli della Loggia,
sono uno studente universitario di 24 anni con una certa pas­sione per la storia. Sono un leghista, abbastanza convinto. E lo confesso: se faccio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.

Penso al Risorgimento, alla massoneria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno furono inviate truppe per decenni per sedare le rivolte e credo che queste cose abbiano più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referendum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classica » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al posto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’aveva in casa da chi era già in qualche maniera libero.

E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i primi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stragi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.

Quanto alla Seconda Repubblica, l’abbiamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è destinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svanirà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.

Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quando aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabi le e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qual che genio dell’ultima ora a dire che i commercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto correttamente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità so no il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?

Non ho paura degli immigrati, né sono ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulmani, ostili verso l’Occidente, e mi fan paura le loro emanazioni europee. Non voglio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente proporzionale al numero delle persone che entrano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano problemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multi culturalismo forzato e falsato. Mi spaventano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In pratica ho paura che l’Italia di domani di italia no non avrà più nulla e che il timore quasi ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria storica che ancora abbiamo. Mi crea profondo terrore la prospettiva che la nostra civiltà possa essere spazzata via come accadde ai Romani: mi sembra quasi di essere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può celare. E ho paura, paura vera. Sono razzista davvero oppure ho qualche ragione?

Matteo Lazzaro
19 agosto 2009

La risposta di Galli Della Loggia


La storia è positiva
Ma protesta e paura oggi sono fondate
No, non è la lettera di un razzista la lettera di questo studente — un bravo studente, si può immagina­re — che il Corriere ha deciso di pubblicare per contribuire a far conoscere al Paese da quali sentimenti e di quali ragioni si fa forte l’opinione pubblica leghista così diffusa al Nord. Ha quasi sempre delle ragioni, infatti, anche chi non ha ragione: pure quando tali ragioni, com’è questo il caso, sono costruite su un ordito di vere e proprie manipolazioni storiche.

Quanto scrive Matteo Lazzaro dimostra innanzi tutto, infatti, il rapporto strettissimo che inevitabilmente esiste tra storia e politica; e di conseguenza, ahimè, il disastro educativo prodotto negli ultimi decenni nelle nostre scuole da un lato da una sfilza di manuali di storia redatti all’insegna della più superficiale volontà di demistificazione, e dall’altro da una massa d’insegnanti troppo pronti a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Gli uni e gli altri presumibilmente convinti di contribuire in questo modo alle fortune del progressismo «democratico» anzi ché, come invece è accaduto, a quelle di un autentico nichilismo storiografico di tutt’altro segno. Ecco infatti il risultato che si è fissato nella mente di molti italiani: una storia del nostro Paese inverosimile e grottesca, impregnata di negatività, violenza, imbrogli e sopraffazione. Una storia di cui «vergognarsi», come pensa e scrive per l’appunto Lazzaro, e che quindi può solo essere rifiutata in blocco: dominata dall’orco massone e da quello sabaudo, dalla strega della partitocrazia, dal belzebù del «clientelismo», sfociata in «uno dei debiti pubblici più alti del mondo». Nessuno sembra aver mai spiegato a questi nostri più o meno giovani concittadini che il Risorgimento volle anche dire la possibilità di parlare e di scrivere liberamente, di fare un partito, un comizio e al tre cosucce simili; o che ad esempio, nel tanto rimpianto Lombardo-Veneto di austriaca felice memoria, esisteva una cosa come il processo «statario», in base al quale si era mandati a morte nel giro di 48 ore da una corte marziale senza neppure uno straccio di avvocato. Nessuno sembra avergli mai raccontato come 150 anni di storia italiana abbiano anche visto, oltre alle ben note turpitudini, un intero popolo smettere di morire di fame, non abitare più in tuguri, non morire più come mosche e da miserabile che era cominciare a godere di uno dei più alti redditi del pianeta. Così come nessuna scuola sembra aver mai illustrato ai tanti Matteo Lazzaro quello che in 150 anni gli italiani hanno fatto dipingendo, progettando edifici e città, girando film, scrivendo libri: non conta nulla tutto ciò? E si troverà mai qualcuno infine, mi domando, capace di suggerirgli che la democrazia non piove dal cielo, che tra «uno dei debiti pubblici più alti del mondo» e l’ospedale gratuito sotto casa o l’Università dalle tasse presso ché inesistenti qualche rapporto forse esiste? E che la storia, il potere, la società, sono faccende maledettamente complicate che non sopportano il moralismo del tutto bianco e tutto nero, del mondo diviso in buoni e cattivi?

È quando viene all’oggi, invece, che il nostro lettore ha ragione da vendere, e alle sue ragioni non c’è proprio nulla da aggiungere. C’è semmai da capirle e interpretarle. Il che tira in ballo la responsabilità per un verso della classe politico-intellettuale di questo Paese, per l’altro quella dei nostri concittadini del Mezzogiorno. Per ciò che riguarda la prima è necessario e urgente che quello strato di colti, di giornalisti di rango, di scrittori, di attori della scena pubblica, i quali tutti insieme contribuiscono alla costruzione del «discorso » ufficiale del Paese, la smettano di assumere un costante atteggiamento di sufficienza, se non di disprezzo, verso ogni pulsione, paura o protesta che attraversa le viscere della società settentrionale (ma non solo! sempre più non solo!) tacciandola subito come «razzista», «securitaria », «egoista», «eversiva» o che altro. Pericoli di questo tipo ci saranno pure, ma come questa lettera spiega benissimo si tratta di pulsioni e paure niente affatto pretestuose ma che hanno un senso vero, spesso un profondo buon senso, e dunque chiedono risposte altrettanto vere, sia culturali che politiche: non anatemi che lasciano il tempo che trovano.


E infine i nostri concittadini del Mezzogiorno: questi sbaglierebbero davvero se non avvertissero nelle parole del lettore leghista l’eco neppure troppo nascosta di una richiesta ultimativa che in realtà ormai parte non solo da tutto il Nord ma anche da tante altre parti del Paese. È la richiesta che la società meridionale la smetta di prendere a pretesto il proprio disagio economico per scostarsi in ogni ambito — dalla legalità, alle prestazioni scolastiche, a quelle sanitarie, all’urbanistica, alle pensioni — dagli standard di un paese civile, tra l’altro con costi sempre crescenti che vengono pagati dal resto della nazione. Il resto dell’Italia non è più disposta a tollerarlo, e si aspetta che alla buon’ora anche i meridionali facciano lo stesso.

Ernesto Galli della Loggia
19 agosto 2009

ALLAFINEDELLASTRADA da voce alla storia...buona visione