giovedì 20 agosto 2009

North & South nell'Unità d'Italia


Ieri sul Corriere è stata pubblicata questa lettera...




SCAMBIO DI LETTERE SUL PAESE TRA PASSATO E PRESENTE
Io, studente leghista
Perché mi vergogno dell’Unità d’Italia


Caro professor Galli della Loggia,
sono uno studente universitario di 24 anni con una certa pas­sione per la storia. Sono un leghista, abbastanza convinto. E lo confesso: se faccio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.

Penso al Risorgimento, alla massoneria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno furono inviate truppe per decenni per sedare le rivolte e credo che queste cose abbiano più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referendum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classica » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al posto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’aveva in casa da chi era già in qualche maniera libero.

E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i primi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stragi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.

Quanto alla Seconda Repubblica, l’abbiamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è destinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svanirà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.

Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quando aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabi le e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qual che genio dell’ultima ora a dire che i commercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto correttamente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità so no il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?

Non ho paura degli immigrati, né sono ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulmani, ostili verso l’Occidente, e mi fan paura le loro emanazioni europee. Non voglio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente proporzionale al numero delle persone che entrano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano problemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multi culturalismo forzato e falsato. Mi spaventano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In pratica ho paura che l’Italia di domani di italia no non avrà più nulla e che il timore quasi ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria storica che ancora abbiamo. Mi crea profondo terrore la prospettiva che la nostra civiltà possa essere spazzata via come accadde ai Romani: mi sembra quasi di essere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può celare. E ho paura, paura vera. Sono razzista davvero oppure ho qualche ragione?

Matteo Lazzaro
19 agosto 2009

La risposta di Galli Della Loggia


La storia è positiva
Ma protesta e paura oggi sono fondate
No, non è la lettera di un razzista la lettera di questo studente — un bravo studente, si può immagina­re — che il Corriere ha deciso di pubblicare per contribuire a far conoscere al Paese da quali sentimenti e di quali ragioni si fa forte l’opinione pubblica leghista così diffusa al Nord. Ha quasi sempre delle ragioni, infatti, anche chi non ha ragione: pure quando tali ragioni, com’è questo il caso, sono costruite su un ordito di vere e proprie manipolazioni storiche.

Quanto scrive Matteo Lazzaro dimostra innanzi tutto, infatti, il rapporto strettissimo che inevitabilmente esiste tra storia e politica; e di conseguenza, ahimè, il disastro educativo prodotto negli ultimi decenni nelle nostre scuole da un lato da una sfilza di manuali di storia redatti all’insegna della più superficiale volontà di demistificazione, e dall’altro da una massa d’insegnanti troppo pronti a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Gli uni e gli altri presumibilmente convinti di contribuire in questo modo alle fortune del progressismo «democratico» anzi ché, come invece è accaduto, a quelle di un autentico nichilismo storiografico di tutt’altro segno. Ecco infatti il risultato che si è fissato nella mente di molti italiani: una storia del nostro Paese inverosimile e grottesca, impregnata di negatività, violenza, imbrogli e sopraffazione. Una storia di cui «vergognarsi», come pensa e scrive per l’appunto Lazzaro, e che quindi può solo essere rifiutata in blocco: dominata dall’orco massone e da quello sabaudo, dalla strega della partitocrazia, dal belzebù del «clientelismo», sfociata in «uno dei debiti pubblici più alti del mondo». Nessuno sembra aver mai spiegato a questi nostri più o meno giovani concittadini che il Risorgimento volle anche dire la possibilità di parlare e di scrivere liberamente, di fare un partito, un comizio e al tre cosucce simili; o che ad esempio, nel tanto rimpianto Lombardo-Veneto di austriaca felice memoria, esisteva una cosa come il processo «statario», in base al quale si era mandati a morte nel giro di 48 ore da una corte marziale senza neppure uno straccio di avvocato. Nessuno sembra avergli mai raccontato come 150 anni di storia italiana abbiano anche visto, oltre alle ben note turpitudini, un intero popolo smettere di morire di fame, non abitare più in tuguri, non morire più come mosche e da miserabile che era cominciare a godere di uno dei più alti redditi del pianeta. Così come nessuna scuola sembra aver mai illustrato ai tanti Matteo Lazzaro quello che in 150 anni gli italiani hanno fatto dipingendo, progettando edifici e città, girando film, scrivendo libri: non conta nulla tutto ciò? E si troverà mai qualcuno infine, mi domando, capace di suggerirgli che la democrazia non piove dal cielo, che tra «uno dei debiti pubblici più alti del mondo» e l’ospedale gratuito sotto casa o l’Università dalle tasse presso ché inesistenti qualche rapporto forse esiste? E che la storia, il potere, la società, sono faccende maledettamente complicate che non sopportano il moralismo del tutto bianco e tutto nero, del mondo diviso in buoni e cattivi?

È quando viene all’oggi, invece, che il nostro lettore ha ragione da vendere, e alle sue ragioni non c’è proprio nulla da aggiungere. C’è semmai da capirle e interpretarle. Il che tira in ballo la responsabilità per un verso della classe politico-intellettuale di questo Paese, per l’altro quella dei nostri concittadini del Mezzogiorno. Per ciò che riguarda la prima è necessario e urgente che quello strato di colti, di giornalisti di rango, di scrittori, di attori della scena pubblica, i quali tutti insieme contribuiscono alla costruzione del «discorso » ufficiale del Paese, la smettano di assumere un costante atteggiamento di sufficienza, se non di disprezzo, verso ogni pulsione, paura o protesta che attraversa le viscere della società settentrionale (ma non solo! sempre più non solo!) tacciandola subito come «razzista», «securitaria », «egoista», «eversiva» o che altro. Pericoli di questo tipo ci saranno pure, ma come questa lettera spiega benissimo si tratta di pulsioni e paure niente affatto pretestuose ma che hanno un senso vero, spesso un profondo buon senso, e dunque chiedono risposte altrettanto vere, sia culturali che politiche: non anatemi che lasciano il tempo che trovano.


E infine i nostri concittadini del Mezzogiorno: questi sbaglierebbero davvero se non avvertissero nelle parole del lettore leghista l’eco neppure troppo nascosta di una richiesta ultimativa che in realtà ormai parte non solo da tutto il Nord ma anche da tante altre parti del Paese. È la richiesta che la società meridionale la smetta di prendere a pretesto il proprio disagio economico per scostarsi in ogni ambito — dalla legalità, alle prestazioni scolastiche, a quelle sanitarie, all’urbanistica, alle pensioni — dagli standard di un paese civile, tra l’altro con costi sempre crescenti che vengono pagati dal resto della nazione. Il resto dell’Italia non è più disposta a tollerarlo, e si aspetta che alla buon’ora anche i meridionali facciano lo stesso.

Ernesto Galli della Loggia
19 agosto 2009

ALLAFINEDELLASTRADA da voce alla storia...buona visione



venerdì 7 agosto 2009

L'umana società e la strada giusta



Non si può scambiare la lana con la seta...aspettano solo te.

















Le più antiche tradizioni si accordano su dei nomi resi celebri e citati anche dai poeti in quanto si supponeva fossero i primi istitutori della società.
L'Istituzione dovrebbe infondere nelle menti dei giovani della popolazione in cui il Rè governa, bella parola vero caro, ti sarebbe piaciuto esser chiamato Rè, invece inizia a piovere merda e in queste situazioni c'è molta gente che scappa e pochi altri che tengono duro.
Chi ha fatto la storia di questa nazione ha avuto uno spirito che oggi è quasi morto.
Da molti anni assistiamo alla farsa di un baro, di chi vuol comprare con la truffa e con l'inganno, per nostra fortuna però ci sono attori validi che non negoziano l'anima non appena qualcuno la vuole comprare.
Quante volte ci si trova nella vita davanti ad un bivio ed è proprio in quei momenti che si testa l'anima di una persona.
L'anima non è un peso in più, forse per tanti ma non per chi è giovane, vivo e non morto, chi ha ancora la voglia di credere in un mondo migliore.
Parole già sentite centinaia di volte che non finiranno mai fin quando ci sarà la coscienza, quella nemmeno si può comprare.
Un leader dovrebbe saper decidere la direzione giusta qual è, sempre quella più dura da imboccare, quella fatta di principi, quelli che fondano il carattere di una persona, di cosa dovremmo esser fieri oggi, di produrre uomini privi di onestà, privi di quella coscienza che li avrebbe resi celebri nella storia che verrà.
Si producono uomini venduti per comprarsi un futuro.
Il Rè era privilegiato e poteva seder il suo trono, oggi la moderna società democratica desidererebbe un vero Leader non un puttaniere privilegiato, che si fa leggi che lo tutelino dalle stesse. Nemmeno si finisce di scrivere un post e subito altre figure meschine ci propina. "Grazie a lui si è evitata una nuova guerra fredda! Tra Putin e Erdogan avete letto? Si autoinvita ad un accordo per un oleodotto e vuole presenziare alla firma dicendo di esser stato fatto tutto grazie a lui". Ma cosa c'entra, un bel nulla, si son sorpresi i due capi di stato, una situazione che potrebbe portare ad un incidente diplomatico, ma non se è lui, lo hanno deriso come oramai fà tutto il mondo.
Eravamo degni di esser la culla della civiltà, oggi d'esser la tomba dell'onestà e della coscienza.




giovedì 30 luglio 2009

C'è chi dice no!



"da Corriere.it

Intervento telefonico alla trasmissione condotta da Diaco e dal ministro Meloni
Berlusconi in versione deejay dedica «Vita spericolata» ai giovani
Il premier a Radio Gioventù: è un titolo che rispecchia la mia vita passata e presente, spero non quella futura."


Ma vita spericolata de che? Io accanito fan di Vasco non mi sarei mai sognato di dedicarla ai giovani, nun ce stai proprio con la testa vecchiaccio! Rispecchia la tua vita passata? Ma de che? Peccato che nessuno da giovane ti abbia mai preso a bastonate, forse è quello che ti è mancato nella vita, prendere una di quelle PALIATE che avrebbero rinsavito chiunque, quei calci nel culo che per 5 giorni non ti potevi sedere! In quella futura immagina io cosa ti posso augurare...ma non sono l'unico.

E tu dovresti esser quello che mi rappresenta?

Si sentirà la vena incazzata di questo post? Eggià caro e vecchio Str... del consiglio, mentre tu vai a mignotte l'Italia e gli italiani si fanno il culo pure a 40 gradi e non hanno potuto prenotare manco un w e al mare...perchè c'è la crisi che il ciarpame, come ti ha definito tua moglie, delle menti come le tue hanno creato, fottendo e fottendo senza dar conto ad anima viva.

Sentire il ministro dell'interno spagnolo che in diretta nazionale dichiara che con l'Eta si useranno le maniere forti dopo l'ennessimo attentato, e si vede e si sente la distanza che c'è tra il resto del mondo e il nostro paese.

Arresti a tutto spiano e l'organizzazione ormai allo stremo, oggi è stato arrestato un noto surfista basco che aveva contatti con l'Eta anche se un'altra bomba a Maiorca ha causato altri 2 morti.

Qui alle e con le organizzazioni criminali che sono ben 5, strano uno sputino di nazione come l'Italia abbia le organizzazioni criminali nella top five del mondo, ce po stà me sta bene ma non colluse con lo Stato, oramai le collusioni con la mafia di Andreotti, dell'Utri, Berlusconi e tanti altri sono state confermate e ci sono prove che pure Zenigata riuscirebbe a mandarvi tutti in galera, ma qui no!

Obama si, spende 50mila dollari per la sua vacanza nell'Est Coast, però, la sua America ed egli stesso con la sua forte e convincente voce ha affermato che la recessione è finita. I cambiamenti da CojoneBush sono già visibili come la chiusura per dirne una del pannello antiCastro a Cuba, o sulla riforma del sistema sanitario che è sempre stato il disastro delle amministrazioni americane, i crack, vedi la Enron ed altri sono tutti stati sbattuti in carcere a vita! I nostri Tanzi e Berlusconi sono nelle loro ville a prender il sole...e allora cosa vuoi che ti dica io...senti che bel rumore...


AUGURI FELIPE E BEN TORNATO MICHAEL


martedì 21 luglio 2009

The Show must go on...ovvio









Lo Stato italiano investe per il settore dello spettacolo quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati europei. Da quest'anno ancora meno, i tagli del Governo al Fondo Unico per lo Spettacolo, passerà quest'anno da 511 a 398 milioni.




Se l’italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro, la sua danza, la sua musica è grazie a tutte le persone che ci lavorano e si fanno il C..O per giorni e giorni per non dire una vita. Sono tanti, più di 200.000, in larga parte precari, non tutelati in materia di diritti e garanzie sociali. Sono i lavoratori dello spettacolo!




Il governo Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, considera l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento!




Come posso non citare sempre e solo lui, che con il suo Il Giornale pochi giorni fa attaccava la Gran Bretagna, proclamando che l’Italia ora è meglio in “tutto”.



Una ripicca nei confronti della stampa britannica per avere descritto la corruzione e gli scandali che lo hanno riguardato negli ultimi due mesi.




I bambini...tale e quale...è evidente come un suo giornale o le sue televisioni possano dire sempre il contrario della realtà. Ora siamo meglio, ma sarebbe il mio piacere se fosse vero!


Invece vedo un'Italia derisa dal mondo intero per le sue gesta, dai le conosciamo, sinceramente una VERGOGNA.


Oramai ci sono tutte le prove possibili e immaginabili, lettere da mafiosi, mignotte che lo sputtanano con nastri e foto, insomma chiunque si sarebbe dimesso, tanto in galera non ci và è vecchio, potrebbe comprarsi un'isola e invecchiare ancora in pace con tutte le mignotte e menestrelli che vuole, a patto però che vadi lontano molto lontano magari nell'isola che non c'è...

***siamo seri qua in carcere non ci va chi ci deve andare figuriamoci se debba lorsignore...si difendesse tutta la vita ma fuori dal Governo dello Stato in cui credo di esser NATO, di cui vorrei possibilmente andarne fiero.