da Repubblica.it
La prova delle menzogne
di GIUSEPPE D'AVANZO
DAVID MILLS è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore. Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l'arcipelago di società off-shore creato dall'avvocato inglese. "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999). "Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Ansa, 20 giugno 2008). Bisogna cominciare dalle parole - e dagli impegni pubblici - del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione. Perché l'interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell'obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse. Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c'è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità. Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l'aspetto formale, come si è detto). Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così. Con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, David Mills dà vita alle "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le gestisce per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio "somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che lo ricompensano della testimonianza truccata.
Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell'avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l'impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese. Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica. Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale. Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. Dunque, l'atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l'efficienza, la mitologia dell'homo faber, l'intero corpo mistico dell'ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo. E' la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere. La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell'ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell'infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica. Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l'ombra di quell'avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico. Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l'esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese. Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d'illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato. Non lascerà l'Italia, ma l'affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della "testa dei suoi figli".
venerdì 26 febbraio 2010
giovedì 25 febbraio 2010
Il solito piccolo uomo
da NATA FEMMINA
Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”.
In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.“Egregio Signor Presidente del Consiglio,le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.
Merid
Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”.
In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.“Egregio Signor Presidente del Consiglio,le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.
Merid
lunedì 25 gennaio 2010
Problema

da Corriere.it
interessante...
Il patto di Prato con i "nemici" cinesi
di Dario Di Vico
Guarda la Prato di oggi, vedrai l`Italia di domani. I pessimisti, che aumentano di numero nella città toscana, la raccontano così. E le cronache confermano le loro fosche previsioni. Martedì scorso nel quadrilatero attorno a via Pistoiese, la Chinatown pratese, la polizia con un blitz spettacolare, guidato da un elicottero che dall`alto faceva da Tom tom, ha fatto irruzione nei capannoni dove centinaia di clandestini lavoravano in condizioni di "moderna" schiavitù.
Trenta aziende sono state sigillate e 70 cinesi portati in Questura. Il console a Firenze, Gu Honglin, ha protestato e ha paragonato la polizia italiana alle SS naziste che tiravano fuori dalle case donne e bambini. I cittadini pratesi dai marciapiedi e dai balconi hanno applaudito e da Roma il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, ha teorizzato un «modello Prato» da copiare dappertutto.
Trenta aziende sono state sigillate e 70 cinesi portati in Questura. Il console a Firenze, Gu Honglin, ha protestato e ha paragonato la polizia italiana alle SS naziste che tiravano fuori dalle case donne e bambini. I cittadini pratesi dai marciapiedi e dai balconi hanno applaudito e da Roma il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, ha teorizzato un «modello Prato» da copiare dappertutto.
Lo stesso ministro sarà domani in città per rispondere all`appello del sindaco Roberto Cenni che chiede uomini e mezzi per stroncare l`illegalità con 500 controlli (blitz) l`anno. Più d`uno al giorno. L`amministrazione è di centrodestra - dopo lunghi anni di monopolio della sinistra - e sostiene che i cittadini non ne possono più.
Prato avrà pure una storia di tolleranza (toscani e meridionali sono fifty fifty), riesce a far convivere 110 etnie diverse ma la misura ora sarebbe colma. Nelle ultime settimane sono arrivati in Comune 240 esposti: il pronto soccorso dell`ospedale è intasato da cinesi che non hanno medico di famiglia e si rivolgono lì per qualsiasi disturbo, i condomini pratesi che vivono sullo stesso pianerottolo con famiglie asiatiche si lamentano delle case-dormitorio, del via vai continuo di persone e merci, delle carni messe ad essiccare.
Un piccolo conflitto di civiltà basato su «rumori e odori» con i più anziani che urlano ai cinesi: «Sudicioni tornatevene a casa». I cinesi a Prato sono almeno 30 mila su 180 mila abitanti. Oltre il 15% della popolazione, mentre la media nazionale di immigrati è al 6%. Le prime avanguardie sono arrivate negli anni `90 da Weng Zhou (vicino Shangaí) e con il passare del tempo la comunità si è stratificata socialmente.
Un piccolo conflitto di civiltà basato su «rumori e odori» con i più anziani che urlano ai cinesi: «Sudicioni tornatevene a casa». I cinesi a Prato sono almeno 30 mila su 180 mila abitanti. Oltre il 15% della popolazione, mentre la media nazionale di immigrati è al 6%. Le prime avanguardie sono arrivate negli anni `90 da Weng Zhou (vicino Shangaí) e con il passare del tempo la comunità si è stratificata socialmente.
E' nato un ceto di milionari, una borghesia degli affari che possiede aziende anche da 15 milioni di fatturato, si riunisce al ristorante Hong Kong e gravita attorno all`associazione di amicizia Weng Zhou. I nuovi ricchi hanno imparato ad apprezzare la Versilia e il Brunello di Montalcino, comprano le quote del circolo del golf e sognano un giorno di scalarlo, adorano le Audi e il gioco d`azzardo, fanno la spola tra la Toscana e la madrepatria viaggiando (per lo più Lufthansa) e intrecciando affari.
Al massimo sono 55enni e hanno figli nati in Italia, muniti di regolare passaporto e che parlano la nostra lingua senza erre moscia. Questa neo-borghesia ha avuto la capacità di arrivare nel Paese del fashion e inventare un modello di business che non esisteva. Nel gergo si chiama «pronto moda», 500 aziende che copiano stilisti e catene di successo, producono a velocità turbo lavorando 7 giorni a settimana e 20 ore al giorno, per poi venderli sui mercati europei a prezzi mostruosi (jeans a 5 euro, giacche a 10-12 e cappotti a 30).
Al massimo sono 55enni e hanno figli nati in Italia, muniti di regolare passaporto e che parlano la nostra lingua senza erre moscia. Questa neo-borghesia ha avuto la capacità di arrivare nel Paese del fashion e inventare un modello di business che non esisteva. Nel gergo si chiama «pronto moda», 500 aziende che copiano stilisti e catene di successo, producono a velocità turbo lavorando 7 giorni a settimana e 20 ore al giorno, per poi venderli sui mercati europei a prezzi mostruosi (jeans a 5 euro, giacche a 10-12 e cappotti a 30).
E un prodotto per la donna che nei negozi e mercati rionali ha scalzato maglie e abiti dei piccoli confezionisti del Napoletano e di Martina Franca. Questo modello di business vince grazie a due condizioni: i cinesi comprano sempre di più le stoffe direttamente nel loro Paese (se le acquistassero dai tessitori di Prato spenderebbero il doppio) e la loro filiera produttiva ha a monte una miriade di laboratori conto-terzisti che sfruttano il lavoro di connazionali ararrivati con visto turistico a tre mesi.
Un meccanismo così oliato ha retto anche alla Crisi perché produce a prezzi cinesi in Europa e sfrutta la vicinanza con i mercati migliori. Ogni sabato a Iolo, il quartier generale del pronto moda pratese, c`è una ressa di furgoni che arrivano persino dalla Polonia. Per evitare equivoci una cosa però va detta: il distretto del tessile, che ha fatto ricchi i pratesi per decenni, non è andato in crisi per colpa dei cinesi arrivati sul Bisenzio.
L`errore marchiano è stato quello di non aver fatto evolvere il distretto, non aver capito che il potere di mercato e il valore si spostava a valle e non bastava più tessere ottime stoffe, bisognava anche confezionarle e venderle. Quei pochi che l`hanno capito si sono salvati e uno di questi è proprio il sindaco-imprenditore Cenni, pròprietario della ditta Sasch.
Ora Cenni ha deciso che così non si può andare avanti e che, se la politica non si muove, la borghesia del ristorante Hong Kong accumulerà tanti soldi da mangiarsi la città. Ogni giorno partono rimesse per 50 mila euro e prendono la strada del Far East. Ma Cenni da uomo di business sa anche che Prato non può più fare a meno dei cinesi, resterebbe un museo della deindustrializzazione e nessuna legge speciale da stato di crisi la salverebbe.
Ora Cenni ha deciso che così non si può andare avanti e che, se la politica non si muove, la borghesia del ristorante Hong Kong accumulerà tanti soldi da mangiarsi la città. Ogni giorno partono rimesse per 50 mila euro e prendono la strada del Far East. Ma Cenni da uomo di business sa anche che Prato non può più fare a meno dei cinesi, resterebbe un museo della deindustrializzazione e nessuna legge speciale da stato di crisi la salverebbe.
Da qui l`idea di quadrare il cerchio. Premere sui cinesi per costringerli a un accordo. «Si vis pacem para bellum» dicevano i nostri antenati e non c`è dubbio che gli imprenditori cinesi di Prato hanno interpretato gli elicotteri come l`inizio della «prima guerra del tessile». Non a caso il console rispolvera le SS e i maggiorenti della comunità parlano di «esagerazioni» da parte delle autorità italiane.
In teoria da buoni borghesi avrebbero bisogno di pace e tranquillità per i loro traffici ma non possono fare a meno dei laboratori off limits. Sono parte integrante della loro storia di successo. Cosa ha in mente il sindaco e come spera di risolvere il rébus? Con un`operazione complessa, un mix tra sicurezza e politica industriale. Facendo terra bruciata attorno ai capannoni clandestini vuole portare la borghesia cinese di Prato a stipulare un patto locale anti-crisi.
In teoria da buoni borghesi avrebbero bisogno di pace e tranquillità per i loro traffici ma non possono fare a meno dei laboratori off limits. Sono parte integrante della loro storia di successo. Cosa ha in mente il sindaco e come spera di risolvere il rébus? Con un`operazione complessa, un mix tra sicurezza e politica industriale. Facendo terra bruciata attorno ai capannoni clandestini vuole portare la borghesia cinese di Prato a stipulare un patto locale anti-crisi.
Le loro ditte si devono mettere in regola, comprare i tessuti dalle aziende di Prato e in cambio il sindaco-imprenditore si sta impegnando a concludere un accordo con le catene della distribuzione, tipo H&M e Zara, per vendere loro il pronto moda tosco-cinese in grandi quantità e a prezzi contenuti. Ma perché i cinesi dovrebbero sottoscrivere un`intesa che farebbe lievitare fortemente i costi?
«Possono confezionare un prodotto migliore. Non venderanno più cappotti a 18 euro ma magari a 30. E saranno cappotti di qualità più alta» risponde Cenni. E i cinesi rinunceranno a cuor leggero alla loro filiera sommersa, al loro piccolo Eldorado? Zara e H&M accetteranno di salvare la coesione sociale di Prato?
«Possono confezionare un prodotto migliore. Non venderanno più cappotti a 18 euro ma magari a 30. E saranno cappotti di qualità più alta» risponde Cenni. E i cinesi rinunceranno a cuor leggero alla loro filiera sommersa, al loro piccolo Eldorado? Zara e H&M accetteranno di salvare la coesione sociale di Prato?
La sfida comunque è lanciata ed è difficile che il Comune e il governo tornino indietro. Un`intesa con gli industriali cinesi rappresenterebbe una grossa novità tanto da farne davvero, un «modello Prato», ma oggi esistono scarsi canali di comunicazione tra le due borghesie e le due comunità.
È assai difficile che qualcuno a Prato parli del «mio amico cinese» o lo inviti a cena. La migliore pasticceria di Chinatown è di italiani e frequentata dai nostri connazionali, qualche consulente italiano lavora per gli asiatici, il presidente della Provincia Lamberto Gestri (Pd) ha scelto come suo consigliere Quilin Xu - un imprenditore cosmopolita che tutti chiamano Giulini, ma le distanze tra i due popoli sono più larghe di ieri.
Commenta Edoardo Nesi, lo scrittore e imprenditore che ora fa l`assessore alla cultura e allo sviluppo economico della Provincia di Prato. «Sto finendo di scrivere un romanzo che racconta appunto la storia della mia gente, le famiglie, la città. Come si fa a non essere preoccupati? Che cosa faranno i nostri figli tra dieci anni? Tutti poliziotti?».
È assai difficile che qualcuno a Prato parli del «mio amico cinese» o lo inviti a cena. La migliore pasticceria di Chinatown è di italiani e frequentata dai nostri connazionali, qualche consulente italiano lavora per gli asiatici, il presidente della Provincia Lamberto Gestri (Pd) ha scelto come suo consigliere Quilin Xu - un imprenditore cosmopolita che tutti chiamano Giulini, ma le distanze tra i due popoli sono più larghe di ieri.
Commenta Edoardo Nesi, lo scrittore e imprenditore che ora fa l`assessore alla cultura e allo sviluppo economico della Provincia di Prato. «Sto finendo di scrivere un romanzo che racconta appunto la storia della mia gente, le famiglie, la città. Come si fa a non essere preoccupati? Che cosa faranno i nostri figli tra dieci anni? Tutti poliziotti?».
giovedì 21 gennaio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
lunedì 21 dicembre 2009
che VERGOGNA sei!
...tu e tutti quelli che ti applaudono.
Non ho accennato a quanto successo, l'aggressione, solo un pò pena mi ha fatto, nulla di più.
Non ho accennato a quanto successo, l'aggressione, solo un pò pena mi ha fatto, nulla di più.
sabato 5 dicembre 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)

